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Una trafileria da salvare

Messa in sicurezza a cura di Officina Gerenzone

Comodato d'uso a Officina Gerenzone

Obiettivo: salvataggio e recupero della trafileria

A Laorca, a valle della località Campovai (un tempo “Alle fucineˮ), sopravvive un piccolo edificio di fondazione settecentesca dove fino ai primi anni Sessanta era attiva una vecchia trafileria. Si tratta di un luogo unico, emblematico nelle sue vicende che toccano anche alcuni protagonisti dell'epopea industriale lecchese.


A metà Settecento apparteneva a Carlo Mazzucconi "Mainino" di Laorca, da cui discende per via materna Giovanni Gerosa fondatore delle celebri Ferriere di Pescarenico. Dai Mazzucconi l'opificio passò a Pietro Buttarelli e, dal primo Ottocento, ne fu affittuario (diventandone poi proprietario dal 1840) Giovanni Battista Airoldi del Paradiso di Rancio (1806-1886), nonno di Valentino Gerosa Crotta (imprenditore e benefattore lecchese) e fratello di Giuseppe Airoldi (1809-1873), fondatore di importante azienda per il commercio di metalli non ferrosi.

Nella vecchia trafileria i discendenti di Giovanni Battista proseguirono l'attività metallurgica fino a metà Novecento, quando l'opificio fu rilevato dai Baruffaldi, fino alla chiusura dell'attività.

 

Tra questi banchi da trafila lavorò un giovanissimo Casimiro Ferrari, protagonista indiscusso dell'alpinismo lecchese, che qui apprese il mestiere prima di aprire una sua attività a Ballabio.

 

Un portone chiuso nel 1962, uno spazio di lavoro integro, dove ogni cosa esprime la fatica e lʼingegno di uomini che hanno costruito la nostra città. Un luogo unico del quale Comune di Lecco e Musei Civici si erano accorti in un lontano 1990, in quel progetto di ecomuseo che proprio in questa trafileria vedeva una delle “emergenzeˮ di archeologia industriale. Poi, per quel rapporto tutto lecchese tra città e luoghi della sua memoria, nulla si è fatto, né qui né altrove, per valorizzare e consegnare al futuro testimonianze e manufatti di grande valore collettivo e identitario.


Dopo 35 anni di disinteresse, in un freddo venerdì di febbraio di quest'anno, il crollo del tetto: da qui l'allarme dell'associazione, che già in diverse occasioni era entrata nello stabile e che non poteva fare finta di niente. Da subito è stato aperto un dialogo con la proprietà per trovare una soluzione.
Dopo qualche giorno, si è prima provveduto a coprire con grossi teli i fragili banchi da trafila in legno, quindi ad alleggerire i solai del piano superiore per evitare il peggio. Poi è avvenuta la stipula di un comodato d'uso gratuito di un anno con la proprietà, con l'obiettivo di mettere in sicurezza lo stabile e accompagnare enti, rappresentanti, tecnici e politici al suo interno.

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